La peculiarità della vita cristiana

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Qual è la peculiarità del vivere cristiano?

Fino a pochi anni fa non avrei saputo dare risposta a questa domanda.
C’è un passo del vangelo in cui Gesù dice che il Signore fa piovere sia sui buoni che sui cattivi. Questa frase era per me un’ossessione: come può Dio non avere preferenze per i suoi figli più devoti?

Perché ci tratta tutti allo stesso modo?

Quante madri, padri, figli, fidanzati, mogli e mariti ho visto morire nel fiore della loro età. Tutti credenti praticanti.

“Dio perché hai permesso questo?”

Quante volte ho cercato di ingoiare il boccone amaro di quelle parole.

Un altro passo che mi lasciava piuttosto perplesso era la parabola degli operai pagati lo stesso salario, nonostante alcuni di loro si fossero fatti il mazzo sotto al sole per l’intera giornata, mentre altri erano arrivati poco prima di cena e, magari, avevano semplicemente aiutato a riporre gli strumenti.

A che pro?

Fare i buoni per un’ipotetica vita eterna? Sacrificare tutto, o buona parte di tutto, per compiacere un Silenzioso Motore Immobile che nessuno ha mai visto: ma che senso aveva?

Dio era troppo lontano nello spazio e nel tempo, mentre la sfiga sembrava essere dappertutto.

Ma se la peculiarità del vivere cristiano non era qui, doveva necessariamente trovarsi da qualche altra parte.
Anche perché, detto tra noi, di Cristiani imbecilli ce saranno pure tanti, ma per una mera considerazione statistica non possono rappresentare la totalità!
E così mi sono messo a cercare questa scintilla di luce.
E sapete dove l’ho trovata?
Nell’Amore: il luogo più rinomato al mondo.
Puoi chiedere a chi vuoi: nessuno, fidati, ti dirà di non essere giunto al cordone di persone che attendono di poterne varcare la soglia. E ce ne sono veramente tante, una moltitudine sconfinata.
Entrare, purtroppo, non è affatto facile. C’è chi aspetta una vita rispettando la fila, chi cerca febbrilmente di passare avanti e chi, preso dallo sconforto, prende e se ne va.

La straordinarietà della vita cristiana sta proprio nell’essere ammessi oltre il portone dell’Amore. Ma come si fa?

Semplice: lasciando passare chi sta dietro di noi!

La cosa più stupida ed illogica era improvvisamente diventata la soluzione geniale al problema.Nell’Amore può entrare chi ama. E amare è un po’ come morire.

Questa è la peculiarità del vivere cristiano: sacrificare un po’ noi stessi per amore di chi ci sta vicino.
Ma ne vale veramente la pena?

Chiedetelo a chi è riuscito a superare l’atrio dell’Amore!

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Informazioni su Filippo Chelli

Perché mi manca la voce del Padre. Un uomo alla ricerca di Dio. Vedi tutti gli articoli di Filippo Chelli

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