La mia GMG

 

 

21 Agosto, domenica.
Dopo il nubifragio che ha sconvolto la notte appena trascorsa, l’enorme folla di pellegrini si risveglia sotto la luce di un sole inaspettato.

Mi alzo, una colazione veloce a base di Nescafé ed è già ora di ripiegare i sacchi a pelo: la Messa sta per cominciare.
Ammetto che, dopo quella sera passata sotto la pioggia, dopo aver visto la mia tenda cedere sotto i pesanti colpi inferti dal vento, dopo essermi rassegnato al blackout che ha causato lo spegnimento dell’unico maxi-schermo che mi apriva lo sguardo sul palco, non sono nell’atteggiamento ideale.
Vorrei solo farmi una doccia e riposare sul comodo letto di un albergo.
Come se non bastasse, della liturgia della Parola riconosco solo il Vangelo: le nostre radioline, infatti, captano male la traduzione in lingua italiana.
Non si può cercare Cristo prescindendo dalla Chiesa, afferma il Papa nell’omelia. In tal caso si rischierebbe “di vivere la fede secondo la mentalità individualista, che predomina nella società, correndo il rischio di non incontrare mai Gesù Cristo, o di finire seguendo un’immagine falsa di Lui”.
Le parole del Santo Padre si fanno via via più flebili, man mano che con la mente percorro a ritroso i momenti del pellegrinaggio…

Molveno, 16 agosto.
Preceduti dalla croce, ci muoviamo in corteo lungo i sentieri di un parco gremito di villeggianti. Le chitarre scandiscono il ritmo del canto ed un coro di voci spezza l’ozioso silenzio di quel pomeriggio spensierato. Trovata una piccola radura, ci fermiamo e, dopo esserci presentati, ascoltiamo la testimonianza di qualche ragazzo. Finalmente giunge l’ora di dividerci per incontrare singolarmente i presenti. Superata la paura iniziale, è impressionante constatare come le  lingue si sciolgano nel raccontare la nostra esperienza, il nostro incontro con Dio. Il mio gruppo conta cento giovani e neanche uno, dal tredicenne a chi di tredici ne ha già fatti tre, rimane in silenzio. Nessuna storia banale, nessuna conversione sulla via di Damasco, ma fatti concreti come la separazione dei genitori, l’anoressia, il tentato suicidio, la depressione, l’alcol e le droghe.
Siamo rifiutati, contestati, attaccati, compatiti, accolti. In quella splendida località turistica immersa tra le montagne del Trentino tocco con mano l’esperienza dell’evangelizzazione. E mi accorgo che sono molti coloro che seguono un Personal Jesus spogliato della Chiesa, distorto dalle ideologie. Una madre di tre figli mi spiega che, pur condividendo il messaggio di Cristo, non può accettare le imposizioni di un clero opportunista e calcolatore. Ma cosa le resta, allora, di quell’uomo vissuto duemila anni fa?
La fede, per riprendere le parole di Benedetto XVI, “dato che suppone la sequela del Maestro, deve consolidarsi e crescere, farsi più profonda e matura, nella misura in cui si intensifica e rafforza la relazione con Gesù.”
Cristo è vita e si fa carne nella mia vita. Se lo separassi dalla Chiesa, di Lui rimarrebbe solo una bella immagine: un volto non tanto diverso da quei milioni di Jim Morrison, Che Guevara e Bob Marley impressi sui poster, stampati sulle magliette. Un’icona muta come tutte le altre.

21 agosto, domenica.
Dopo il nubifragio che ha sconvolto la notte appena trascorsa, l’enorme folla di pellegrini è in silenzio sotto la luce di un sole inaspettato.
“… Non è possibile incontrare Cristo e non farlo conoscere agli altri. – Conclude il Papa – Quindi, non conservate Cristo per voi stessi! Comunicate agli altri la gioia della vostra fede!”
Il mio volto guarito dal sorriso tradisce solo per un attimo la stanchezza, e quella tormentata notte appena trascorsa resta appesa ad un bellissimo ricordo.

da La Voce delle Marche
Filippo Chelli

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Perché mi manca la voce del Padre. Un uomo alla ricerca di Dio. Vedi tutti gli articoli di Filippo Chelli

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