XXVI Giornata Mondiale della Gioventù. Un invito “allargato”.

Adesso, in un momento in cui l’Europa ha grande bisogno di ritrovare le sue radici cristiane, ci siamo dati appuntamento a Madrid, con il tema: “Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede” (cfr Col 2,7).
E vorrei che tutti i giovani, sia coloro che condividono la nostra fede in Gesù Cristo, sia quanti esitano, sono dubbiosi o non credono in Lui, potessero vivere questa esperienza, che può essere decisiva per la vita: l’esperienza del Signore Gesù risorto e vivo e del suo amore per ciascuno di noi.

Con queste parole Benedetto XVI apre il suo messaggio d’invito alla XXVI Giornata Mondiale della Gioventù (GMG) che, tra qualche mese, vedrà la Spagna come protagonista.

La stessa Spagna che poco meno di un anno fa ha legalizzato l’aborto per le ragazze che abbiano compiuto sedici anni di età. Senza l’obbligo di informare la famiglia. [1]
La stessa Spagna che ha visto un commilitone di settanta studenti far irruzione all’interno di una chiesa, spintonare il cappellano, insultare il Papa, attaccare poster su banchi e pareti; tutto questo mentre alcune ragazze, nude dalla cintola in su, inneggiavano alla omosessualità, scambiandosi baci davanti all’altare [2].
Ebbene, questa Spagna che, nonostante tutto, è ancora la Patria di molti cattolici, accoglierà i giovani del mondo nel suo cuore ferito: Madrid.

Ma leggendo le parole del Papa, cosa notate?
Io mi sono accorto che quelle righe esprimono un invito allargato.
In tanti anni di GMG -la prima volta a Tor Vergata, nel 2000-, non ho mai pensato che un agnostico, o un ateo, potesse trarre beneficio da un’esperienza del genere.
Sono sempre stato dell’idea che a questi pellegrinaggi partecipassero quelli che, sorretti dall’abbraccio della fede, desiderassero esprimere il loro ringraziamento a Gesù.
Ma questa volta Benedetto XVI esorta tutti, persino quelli che non credono: subito dopo, infatti, il Santo Padre parla di un’esperienza.
A cosa starebbe alludendo?
Questo giovane – in modo del tutto imprevisto e nemmeno cercato – è come abbagliato da una luce che lo spinge irresistibilmente a varcare una soglia, al di là della quale c’è un mondo “altro”. Un mondo dove l’invisibile si fa visibile , e sul quale regna Colui che è adorato come Salvatore e Rivelatore da quei cristiani, da quei cattolici verso i quali quel giovanotto nutriva sino ad allora estraneità e diffidenza. Nel caso più benevolo, curiosità, come superstiti credenti in un complesso di miti anacrostici”. [3]
Con queste parole, Vittorio Messori, giornalista e scrittore italiano, racconta la sua esperienza, il suo incontro con Cristo.
Ma se persino gli atei possono confidare in una rivelazione, è chiaro che l’invito del Papa giunge anche a quelli come me, la numerosa schiera di ragazzi e ragazze che combattono ogni giorno con i dubbi, gli interrogativi e le critiche alla Fede.

…la gioventù rimane comunque l’età in cui si è alla ricerca della vita più grande. Se penso ai miei anni di allora […] volevamo ciò che è grande, nuovo. […]  Credo che, in un certo senso, questo impulso di andare oltre all’abituale ci sia in ogni generazione. È parte dell’essere giovane desiderare qualcosa di più della quotidianità regolare di un impiego sicuro e sentire l’anelito per ciò che è realmente grande. Si tratta solo di un sogno vuoto che svanisce quando si diventa adulti? No, l’uomo è veramente creato per ciò che è grande, per l’infinito. Qualsiasi altra cosa è insufficiente. Sant’Agostino aveva ragione: il nostro cuore è inquieto sino a quando non riposa in Te. Il desiderio della vita più grande è un segno del fatto che ci ha creati Lui, che portiamo la sua “impronta”.

Queste parole ritengo esprimano quel denominatore che è comune a tutti noi. A prescindere dal nostro credo – o, come dico spesso, il nostro noncredo -,  la ricerca della verità, è un anelito troppo grande per essere soffocato da tutte quelle correnti negazioniste che minano alla dignita del nostro essere uomini.
Quindi, indagate ogni giorno della vostra vita!
Scandagliate
i profondi abissi della vostra coscienza e non rifiutate l’idea di perdervi nell’abisso di luce.
Al contrario di quanto oggi si affermi sul presunto oscurantismo clericale, la Chiesa incoraggia ogni uomo alla ricerca personale di quel gran Mistero che è Dio.
Papa Pio XII affermava che la ragione umana, assolutamente parlando, può effettivamente arrivare alla conoscenza vera e certa di Dio [4].
Giovanni Paolo II si spinge ancora oltre ed illustra il problema della ricerca nell’enciclica Fides et Ratio.
“Bisona non perdere –
afferma Wojtyla – la passione per la verità ultima e l’ansia per la ricerca, unite all’audacia di scoprire nuovi percorsi. E’ la fede che provoca la ragione a uscire da ogni isolamento e a rischiare veramente per tutto ciò che è bello, buono e vero”. [5]
La fede e la ragione sono, quindi, “come due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità” [6].

Essere fondati in Cristo significa rispondere concretamente alla chiamata di Dio, fidandosi di Lui e mettendo in pratica la sua Parola. Gesù stesso ammonisce i suoi discepoli: “Perché mi invocate: «Signore, Signore!» e non fate quello che dico?” (Lc 6,46).

In questo passo del messaggio di Benedetto XVI si esprime, a mio avviso, un concetto importantissimo.
I discepoli che invocano “Signore, Signore!”, non sono molto diversi da noi, quando, alla ricerca di una verità che si nasconde tra le trame di mille voci e pensieri, disperiamo di trovare un riferimento.
La risposta non si lascia attendere: “Perché non fate quello che dico?”.
Se io oggi confido nella speranza di poter ottenere la fede, lo devo a quel monito.
La ricerca della verità – con la possibilità di arrivare a contemplarla – presuppone un atto di fiducia.
“La conoscenza non si esaurisce nella sola forma razionale, ma procede oltre verso espressioni che sono spesso più profonde e umanamente più convincenti. Là dove una persona affida se stessa all’altro e, in forza di questa fiducia, acquisisce conoscenze, là prende corpo una forma conoscitiva che si basa sul credere
[7]
Alla luce di queste parole, ci dobbiamo chiedere se siamo disposti a compiere questo atto di fiducia.
Ricordo ancora quando ero bambino ed attendevo impaziente il mio compleanno. Giunto il fatidico giorno, mia madre entrava in camera ed io, vibrante d’emozione, le chiedevo: “Cosa mi avete regalato?”.
Lei mi rispondeva: “Chiudi ogli occhi e vieni con me!”.
Quando una persona cara ci fa una sorpresa, quasi per istinto siamo portati a darle fiducia.
Non conosciamo quello che ci aspetterà al momento in cui apriremo gli occhi, ma siamo certi che non rimarremo delusi.
La ricerca della verità non è altro che questo: Qualcuno che ci ama e, prendendo la nostra mano, ci invita a seguirLo.

C’è una forte corrente di pensiero laicista che vuole emarginare Dio dalla vita delle persone e della società, prospettando e tentando di creare un “paradiso” senza di Lui. Ma l’esperienza insegna che il mondo senza Dio diventa un “inferno”: prevalgono gli egoismi, le divisioni nelle famiglie, l’odio tra le persone e tra i popoli, la mancanza di amore, di gioia e di speranza.

Proprio ieri leggevo un intervento pubblicato sul sito di una delle tante associazioni ateo-agnostiche presenti sul web. A prescindere dai contenuti dell’articolo, sono rimasto sconvolto dal tono degli utenti che avevano pubblicato i loro commenti: molti post inveivano contro la Chiesa, il Papa e tutto il Popolo dei fedeli.
Sentendomi chiamato in causa, sono intervenuto, invitando tutti alla moderazione; e le risposte non hanno tardato ad arrivare.
Qualcuno mi ha dato del “pallone gonfiato”, invitandomi “con disprezzo” – cito testualmente – “a levarmi di torno”.
Benché questa realtà sia sistematicamente negata dagli ambienti laicistinon quelli laici, l’odio c’è. Bisognerebbe essere ciechi per non accorgersene.
Mi fa riflettere anche un’intervista rilasciata, a fine marzo, da un militante del movimento ateo di Madrid.
Rappresentiamo – spiega il portavoce dell’associazione Ateos en Luchaun fronte di idee; il nostro scopo è quello di castigare la coscienza cattolica. Il nostro proposito è quello di recar danno; o meglio, recar danno nell’cuore della gente” [8].
Purtroppo, il fondamentalismo anti-cristiano non si limita a questo, ma è raro che ci venga mostrata la vera faccia della medaglia, quella macchiata dal sangue innocente.
Ritorneremo presto – se Dio vorrà – sul dramma delle persecuzioni, ora ci basta tenere bene a mente che l’odio non ce lo siamo inventato per alimentare quell’inveterato vittimismo di cui tanto ci accusano.

Aprite e coltivate un dialogo personale con Gesù Cristo, nella fede. Conoscetelo mediante la lettura dei Vangeli e del Catechismo della Chiesa Cattolica; entrate in colloquio con Lui nella preghiera, dategli la vostra fiducia: non la tradirà mai! “La fede è innanzitutto un’adesione personale dell’uomo a Dio; al tempo stesso ed inseparabilmente, è l’assenso libero a tutta la verità che Dio ha rivelato” (Catechismo della Chiesa Cattolica, 150). Così potrete acquisire una fede matura, solida, che non sarà fondata unicamente su un sentimento religioso o su un vago ricordo del catechismo della vostra infanzia.

Una volta un anziano sacerdote mi disse: “Entrare in una chiesa, guardare il crocefisso e dire <<Oh… Ma dove sei tu?!!… Vabè, ciao!>>, è una preghiera bellissima!”
L’invito di quel prete è rivolto a tutti noi. Crediamo veramente che il rapporto con Dio si risolva in una lunga e noiosa serie di litanie?
Forse che gli Apostoli comunicassero con Gesù recitando versetti?
Il colloquio con Dio è il presupposto necessario per passare dal sentimento religioso a quella fede matura di cui parla il Santo Padre.
Come intraprendere, allora, questo dialogo?
Iniziamo col Ciao.

La Vergine Maria […], all’annuncio dell’Angelo, accolse con fede la Parola di Dio; con fede acconsentì all’opera che Dio stava compiendo in lei.

Giunti alla fine del messaggio, entra in scena Maria. E’ Lei che, con il uso “fiat”, porta a compimento le parole del Papa.
“Maria l’aurora che precede e annuncia il sole di giustizia, che è Gesù Cristo, deve essere svelata e conosciuta, perché lo sia Gesù Cristo”[10].
Sulla strada di chi cerca, non possiamo che guardare a Lei.

Molte le domande che vorrei fare al Signore, infiniti i dubbi che affondano nel mio cuore. Ogni giorno mi trovo a combattere con il timore che dopo non ci sia altro che vuoto.
Ma se il Papa ha invitato uno come me, un motivo ci sarà.

Ad agosto io non mancherò.

Voi?



Nota: Il testo in grassetto cita alcuni estratti del messaggio di Sua Santità Benedetto XVI per la XXVI GMG.

Bibliografia:

[1]: “Cuarto.–En el caso de las mujeres de 16 y 17 años, el consentimiento para la interrupción voluntaria del embarazo les corresponde exclusivamente a ellas de acuerdo con el régimen general aplicable a las mujeres mayores de edad.
Al menos uno de los representantes legales, padre o madre, personas con patria potestad o tutores de las mujeres comprendidas en esas edades deberá ser informado de la decisión de la mujer.
Se prescindirá de esta información cuando la menor alegue fundadamente que esto le provocará un conflicto grave, manifestado en el peligro cierto de violencia intrafamiliar, amenazas, coacciones, malos tratos, o se produzca una situación de desarraigo o desamparo”; Ley Orgánica 2/2010, Capitulo II, Articulo 13.
[2]: http://www.catholicnewsagency.com
[3]: Vittorio Messori con Andrea Tornielli, Perché credo, una vita per rendere ragione della Fede, Edizioni Piemme; pag. 70.
[4]: Sua Santità PP.XII, Lettera Enciclica “Humani generis”; introduzione.
[5]: Sua Santità Giovanni Paolo II, Lettera Enciclica “Fides et Ratio”,  Piemme, 1998; n. 56.
[6]: ibid; pag. 25.
[7]: ibid., saluto iniziale;
[8]: http://www.ybarcelona.com, tramite UCCR.
[9]: San Luigi Maria Grignon da Montfort, Trattato della vera devozione a Maria; n. 49.

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Perché mi manca la voce del Padre. Un uomo alla ricerca di Dio. Vedi tutti gli articoli di Filippo Chelli

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